Cani del Ftse Mib, i portafogli per il 2026
Il 2025 è stato decisamente positivo per questi portafogli. Ecco ora la selezione dei 10 titoli per il 2026.
Un altro anno - il 2025 - decisamente positivo per i mercati azionari (e il Ftse Mib) e soprattutto per i nostri "Cani del Ftse Mib" (vedi qui i risultati finali). Dopo il 2024 e il 2023, i nostri portafogli hanno registrato nuovamente ottime performance. Difficile ora riuscire a ripetere quanto ottenuto negli ultimi tre anni? Mai dire mai! Quindi ci riproviamo ancora una volta. Infatti è già ora di concentrarsi sull'anno appena iniziato e di conseguenza sui nuovi portafogli dei “Cani”: ecco quindi, a puro scopo di educazione finanziaria, i portafogli 2026 dei Cani del Ftse Mib.
Uno sguardo ai Cani del 2025
Facciamo però prima un passo indietro e riepiloghiamo quanto avvenuto l'anno scorso. Alla fine di un anno cominciato nell’euforia, crollato con gli annunci dei dazi di Trump, ripresosi quasi subito e proseguito con vari stop and go, i Cani del Ftse Mib si sono confermati come un ottimo strumento. I numerosi titoli bancari in portafoglio, la fase di M&A e OPA sono stati tutti fenomeni che hanno dato la spinta ai risultati. I dati in dettaglio li abbiamo raccontati qui, ora li riassumiamo soltanto. Iniziamo dal benchmark: il Ftse Mib ha messo a segno un +30% circa.
I portafogli dei Cani sono però riusciti a sovraperformare, sia grazie ai dividendi staccati nei 12 mesi sia con la strategia di stock picking. In breve, quello “10 dogs” si attesta al +54,5%, grazie soprattutto ai risultati di Unicredit (+89%), Banca Mediolanum (+77,3%) e Pop. Sondrio (+72,4%). Meglio ancora si è comportato il portafoglio “5 dogs” (+64,2%), mentre quello cosiddetto “PPP”, composto solo da Snam, segna comunque un interessante +38%. E ha consegnato due dividendi per complessivi 0,29 euro per azione.
Costruire i portafogli per il 2026
Prima di concentrarsi sui titoli per quest’anno, rispolveriamo velocemente la metodologia di selezione, ideata e pubblicizzata dal guru americano Michael O’Higgins.
Si selezionano i 10 titoli con il rendimento del dividendo più elevato, con l’obiettivo di avere un portafoglio in grado di battere il paniere di riferimento (il Dow Jones Industrial negli Usa e il Ftse Mib in Italia). I portafogli che otteniamo, in realtà, con questi 10 titoli, sono tre. Il primo, quello dei “10 dogs” comprende appunto i 10 titoli con il dividend yield maggiore scelti tra i 40 del Ftse Mib.
Ma perché prendere i dividendi e non ad esempio gli utili? Perché, spiega O’Higgins, i profitti sono variabili, i dividendi in genere molto più stabili.
Ordinando quindi i 10 titoli per prezzo crescente e prendendo i primi cinque (quelli cioè con il prezzo inferiore) si ottiene il secondo portafoglio “5 dogs”. Alla base del metodo è il fatto che un incremento (in assoluto) del prezzo ha un impatto percentuale maggiore su un titolo con un prezzo basso che su uno con una quotazione più elevata. I due portafogli sono tutti equipesati, ovvero su ogni titolo si investe il medesimo ammontare assoluto: per convenzione 10mila euro, in modo da avere un portafoglio da 100mila euro complessivi (per il “10 dogs”) e 50mila euro (per il “5 dogs”).
Il terzo e ultimo portafoglio, detto “PPP” è composto infine da un solo titolo: il secondo dell’ordinamento (dal prezzo più basso a quello più alto). Si tratta solo di una anomalia statistica scoperta da O’Higgins ma valida anche sul mercato italiano: in genere – ma ovviamente non è una certezza - è un titolo che sovraperforma il mercato. Nel 2024, Unipol aveva registrato +137%, l'anno scorso, come visto, Snam ha fatto +38%.
I Cani del 2026
Dopo questo excursus, eccoci finalmente ai nostri portafogli, sviluppati a puro scopo di educazione finanziaria, e che non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio. Ecco quindi il portafoglio dei Cani del Ftse Mib 2026. I 10 titoli sono ordinati per quotazione crescente (prezzo di chiusura del 30 dicembre 2025); i primi cinque titoli (area in grigio) costituiscono quindi il secondo portafoglio (quello dei “5 dogs”), il secondo titolo (in azzurro nella tabella) quest’anno è Intesa Sanpaolo e costituisce il terzo portafoglio, quello cosiddetto “PPP”.
Guardando alle metriche del 2025, il dividendo medio ordinario del Ftse Mib è stato del 4% (e del 4,2% quello mediano), mentre i titoli dei Cani per il 2026 evidenziano un dividendo medio del 7,3% e mediano del 6,8%.
Come si può rilevare nel dettaglio qui sotto, parecchi titoli del precedente portafoglio sono presenti anche quest'anno: ad esempio Banca Mediolanum, Eni, Intesa, Mediobanca, Stellantis. Tra le "new entry" ci sono invece Bper Banca, Inwit e Saipem.
Considerazioni conclusive
Il portafoglio dei Cani del Ftse Mib si è molto spesso ben comportato, superando in molti casi il benchmark. I nuovi panieri saranno monitorati e commentati sul sito a cadenza regolare. Il "problema" del Ftse Mib - essere pieno di titoli finanziari - si ripercuote sui nostri portafogli anche in maggior misura, dato che si tratta di titoli che in genere staccano dividendi molto interessanti. L'indice è povero di titoli che potrebbero rientrare nei megatrend dei prossimi anni, e anche questa selezione lo è: solamente Inwit può rientrare in questa categoria, dato che la società realizza e gestisce infrastrutture wireless. Nel complesso il portafoglio è composto di sei bancari, due petroliferi e due industriali.

